Domenica, Ore 6:30
Mentre finisco di radermi la barba mi fermo a guardare il mio viso allo specchio. Non posso fare a meno di chiedermi quando i capelli bianchi hanno sostituito i miei capelli neri, beh non tutti almeno. Brizzolato, già è così che tutti dicono dei miei capelli, fortunatamente al contrario di alcuni miei amici almeno io i capelli li ho ancora. E le rughe intorno agli occhi, cavoli, anche quelle sono arrivate senza nemmeno avvisarmi, almeno il blu intenso delle mie iridi è ancora intatto. Ma chi è questo omone di un metro e ottanta leggermente sovrappeso che mi guarda con curiosità. Le passeggiate mattutine dell'ultimo mese hanno dato alla mia carnagione un bel colore ambrato, beh quanto meno questo colorito aiuta a farmi sembrare più in forma, non dico di sembrare un quarantenne ma i miei sessant'anni abbondanti riesco a nasconderli bene. Ormai è un mese che sono a casa in pensione e mi ritrovo ogni volta a guardarmi allo specchio come un adolescente. Ok, adesso basta con questi pensieri decisamente poco mascolini, doccia e preparati velocemente che fra poco arrivano i ragazzi.
Mentre mi allaccio le scarpe da trekking, ecco che dalla porta entrano come due furie i miei due nipoti, Filippo e Paolo, entrambi hanno sedici anni, e sebbene Filippo è il figlio di mia sorella Beatrice e Paolo di mia sorella Cristina si potrebbero tranquillamente scambiare per fratelli. Entrambi alti un metro e settantasei, magri come chiodi, capelli neri corvini, occhi blu intenso, carnagione olivastra. Anche il taglio di capelli è identico e camminano ciondolando come ciondola l'Arbre Magique attaccato allo specchietto dell'auto. Anche a scuola frequentano la stessa classe, il prossimo anno andranno in terza liceo, liceo classico per la precisione perché con grande dispiacere di entrambe le mie sorelle vogliono assolutamente fare il lavoro del loro zio Gabriele, che poi sarei io nella fattispecie.
Avendo finito la scuola da una settimana, si sono autoinvitati ad uscire ogni mattina con me per accompagnarmi nelle mie passeggiate solitarie. Purtroppo, per loro, negli ultimi giorni il tempo è stato veramente pessimo con piogge incessanti, tanto che in montagna si sono verificati alcuni smottamenti e venivano sconsigliate le escursioni. Ieri però è stata una bellissima giornata di sole e anche questa mattina il sole è già caldo quindi impossibile fermarli. Vivendo sul lago, a metà giugno il sole riscalda le ossa che è un piacere, ma grazie alla brezza proveniente dal lago e visto che sono le 7:15 passeggiare in montagna è piacevole e rilassante.
La meta prevista è il campo scout, tempo previsto di arrivo due ore ma visto che ci fermeremo a metà strada per la colazione, probabilmente le ore potrebbero essere anche tre.
Anche Tobia, il cane di Filippo si unisce a noi, a dire il vero da quando sono a casa è diventato la mia ombra, mi segue ovunque e nell'ultimo mese non si è perso una sola delle mie passeggiate mattutine. Tobia è un meticcio di 8 anni, taglia media, pelo lungo bianco e nero e troppo indipendente per poter mettergli il guinzaglio.
Mentre ci accingiamo ad uscire dal cancello sentiamo la voce urlante di mia sorella Cristina:
“All'una in punto si mangia, se arrivate in ritardo vi arrangiate, Gabriele stai attento ai ragazzi e vedi di non coinvolgerli in una delle tue solite storie avventurose. Ricordati che adesso sei in pensione, niente ricerche pericolose o indagini poliziesche.”“Ma mammaaa!”“Ma ziaaa!”“Non preoccuparti Cris, ci fermiamo al bar delle Cartiere per la colazione, li porto al campo scout e torniamo, nessun pericolo stai tranquilla.”
“All'una in punto si mangia, se arrivate in ritardo vi arrangiate, Gabriele stai attento ai ragazzi e vedi di non coinvolgerli in una delle tue solite storie avventurose. Ricordati che adesso sei in pensione, niente ricerche pericolose o indagini poliziesche.”“Ma mammaaa!”“Ma ziaaa!”“Non preoccuparti Cris, ci fermiamo al bar delle Cartiere per la colazione, li porto al campo scout e torniamo, nessun pericolo stai tranquilla.”
La route pour aller au camp scout monte progressivement, et cela nous permet de parler agréablement. Les garçons racontent leurs derniers jours du lycée, leurs projets pour les vacances à la fin du mois de juillet, ils parlent des filles allemandes qui arrivent au lac pour les vacances. En réalité, pendant presque tout le trajet ils ne parlent que des filles allemandes. Après cinquante minutes de marche nous arrivons au bar du Papier. On l'appelle comme ça car c’est le bar du Musée du Papier.
“Buongiorno Dotto. Oggi è in compagnia. Ma sono i figli di Cristina e Beatrice? Mamma mia quanto sono diventati grandi. Volete fare colazione? Per lei e Tobia il solito? E i due giovanotti che vogliono?”
Giovanna è la proprietaria del bar, e come sempre ti fa tantissime domande senza nemmeno aspettare le risposte, come se già le sapesse.
“Buongiorno Giovanna, sì, per me e Tobia il solito, i ragazzi vogliono due cappuccini, due brioche al cioccolato, e due fette di crostata con i frutti di bosco. Ci accomodiamo fuori, solito tavolo.”“Zio, ma qual è il solito per Tobia?”“Ciotola d'acqua fresca, brioche liscia, due fette di prosciutto e una fetta di formaggio. Giovanna gli fa tutti i bocconcini e gli porta le tre ciotole, una per l'acqua, una per il salato e una per il dolce. Che sia chiaro, lui è il primo a cui porta la colazione. Tutte le volte che arriva con le ciotole per Tobia mi dice:“Dotto, lei è grande e grosso, può aspettare, Tobia è magrino, dobbiamo farlo ingrassare un pochino.”“Ma zio, Tobia mangia quanto un cavallo, non ingrassa perché corre come un matto dalla mattina alla sera.” “Filippo, che vuoi che ti dica, ho provato a spiegarlo a Giovanna ma lei è convinta che non gli diamo cibo a sufficienza, quindi ogni volta che arriviamo qui lo fa mangiare come un maialino.”
Mentre stiamo ancora ridendo arriva Giovanna con un vassoio con le tre ciotole per Tobia, ma questa volta dietro di lei c'è anche suo marito con un altro vassoio con la colazione per tutti noi.
“Dotto, questa volta ho portato tutto insieme perché anche i ragazzi hanno bisogno di mangiare, sono troppo magri. Dotto, qui l'unico che non ha bisogno di mangiare è lei, però la sua fetta di crostata con le noci l'ho portata. Niente zucchero per il caffè, da oggi solo dolcificante.”“Zio, da quando sei così goloso della crostata di noci?”
Non ho nemmeno fatto in tempo ad ingoiare il boccone per rispondere che ci pensa Giovanna ad illuminare i miei nipoti del mio vizio segreto.
Je n’ai même pas le temps d’avaler ma bouchée pour répondre, que Giovanna s’en occupe et dévoile mon péché secret à mes neveux.
“Da sempre, anche quando era in servizio, tutti i giorni, ad orari impossibili passava per gustarsi la sua fetta di crostata alle noci. Però sono convinta che certi giorni quella fetta di crostata fosse l'unica cosa che mangiava, quindi gli ho sempre fatto una fetta doppia.”
Depuis toujours, même quand il travaillait, il passait tous les jours à des horaires improbables pour profiter de sa part de tarte aux noix. Mais je suis convaincue que certains jours cette tarte aux noix était la seule chose qu’il mangeait, c’est pour cela que je lui ai toujours laissé deux parts.
“Se zia Beatrice scopre che qui mangi la crostata alle noci e la sua non la vuoi mai dicendo che hai problemi di stomaco, sei un uomo morto.”
Si tante Beatrice découvre qu’ici tu manges de la tarte aux noix alors que tu ne veut jamais la sienne, soi-disant pour des problèmes d’estomac, tu es un homme mort.”
“Ragazzi, ditemi una sola persona che riesce a mangiare la crostata di Beatrice? Dai, siate onesti. Mia sorella sarà anche una brava cuoca ma la crostata proprio non la sa fare.”
“Les jeunes, dites-moi qui peut manger la tarte aux noix de Beatrice ? Allez, soyez honnêtes. Ma sœur est une grande cuisinière mais elle ne sait vraiment pas faire la tarte aux noix.”
“Mio padre la mangia e continua a ripetere che è buonissima.”
“Filippo, tuo padre pur di far felice tua madre riuscirebbe ad ingannare anche la macchina della verità giurando che quella crostata è buonissima.”
“Filippo, pour rendre heureuse ta mère, ton père serait même capable de tromper le détecteur de mensonges en jurant que sa tarte est délicieuse.”
Mentre finiamo la colazione i ragazzi mi raccontano della visita fatta in primavera con la scuola al Museo della Carta. Mi raccontano come degli stracci di stoffa vengano trasformati in carta tramite la macerazione in acqua e il passaggio in presse che li frantumano fino a renderli una poltiglia. Raccontano di queste enormi vasche di pietra dove venivano lasciate le stoffe, di come le donne e gli uomini con le mani e attrezzi di legno le spostassero da una vasca all'altra. A turno parlano per spiegarmi tutto il processo lavorativo fino ad ottenere dei fogli di carta dove tramite una apposita pressa, su questi fogli veniva impresso il marchio delle Cartiere. Mi spiegano di come questi fogli enormi venissero messi ad asciugare su appositi supporti. Il tempo passa in fretta e noi siamo già in ritardo sulla tabella di marcia.
En terminant notre petit-déjeuner, les garçons me racontent la visite qu’ils ont faite au printemps au musée du Papier, avec le lycée. Ils me racontent la façon dont des chiffons d’étoffe sont transformés en papier grâce au processus de trempage dans l’eau, et en les passant sous des presses qui les écrasent jusqu'à les transformer en une pâte. Ils décrivent les énormes bassines en pierre où on laissait les étoffes, la façon où des femmes et des hommes les transportaient d’une bassine à l’autre avec leurs mains ou en utilisant des outils en bois. L’un après l’autre, ils parlent pour m’expliquer tout le processus pour obtenir des feuilles de papier où, en utilisant une presse spécifique, on imprimait le marquage de l’usine. Ils m’expliquent que ces immenses feuilles étaient séchées sur des supports spéciaux. Le temps passe vite et nous sommes déjà en retard sur notre planning.
“Ragazzi se vogliamo essere a casa per l'una dobbiamo muoverci.”
Salutiamo Giovanna e suo marito e con passo spedito, ci dirigiamo verso la nostra meta.
La strada che prima era larga e ben tenuta inizia a stringersi fino a diventare un piccolo sentiero sconnesso che ci costringe a camminare in fila indiana, solo Tobia saltella a destra e a sinistra senza problemi. In alcuni punti del sentiero ci troviamo davanti delle piccole montagne di terra e dobbiamo aggirarle arrampicandoci sulla montagna. Le piogge dei giorni prima avevano fatto franare sui sentieri la terra e nei lati della montagna si possono vedere delle grosse buche come se qualcuno avesse scavato con una macchina escavatrice. In certi posti il terreno è ancora molto bagnato e rischiamo di scivolare ad ogni passo. Inizio a pensare che forse era meglio se aspettavo ancora qualche giorno prima di fare questa passeggiata con i ragazzi.
Finalmente vedo la grande scritta sopra il cancello “CAMPO SCOUT”. Ultimi 10 minuti di salita e siamo arrivati.
“Ok ragazzi, 15 minuti e si scende. Se a salire in alcuni punti abbiamo fatto fatica credo che a scendere sarà anche peggio, quindi ci riposiamo, beviamo qualcosa e si riparte.”
Al campo scout ci sono dei tavoli molto grandi in legno con delle panchine, appoggiamo i nostri zaini sul tavolo e ci sediamo. Il sole è molto caldo ma i tavoli sono in mezzo alle piante e all'ombra possiamo sentire il fresco che ci aiuta a recuperare le forze spese durante la salita.
Mentre sorseggio il caffè che mi sono portato nel thermos, una vecchia abitudine del mio vecchio lavoro, i ragazzi e Tobia si allontanano per vedere com'è la situazione oltre la prima curva del sentiero, per capire se da quel lato la via per scendere fosse più percorribile.
“Zio vieni, Tobia ha trovato un osso enorme. Anzi ha trovato diverse ossa, sta scavando come un matto.”“Saranno di qualche animale morto, recuperate Tobia che scendiamo.”“Zio, non sembrano ossa di un animale, questo sembra un femore e c'è anche un cranio.” “Ragazzi non toccate niente.”
“Fermi, fermi, non toccate altro. Da dove spuntano quei guanti?” “Dalle nostre tasche, esattamente come ci hai insegnato tu, zio. E i tuoi dove sono?”“Esattamente dove devono stare dei guanti in lattice.”
“Zio vieni, Tobia ha trovato un osso enorme. Anzi ha trovato diverse ossa, sta scavando come un matto.”“Saranno di qualche animale morto, recuperate Tobia che scendiamo.”“Zio, non sembrano ossa di un animale, questo sembra un femore e c'è anche un cranio.” “Ragazzi non toccate niente.”
Mentre mi dirigo verso di loro l'unico mio pensiero è:
“Speriamo non si tratti di resti umani o chi le sente le mie sorelle.”
Il tempo di raggiungere i miei nipoti e la scena che mi si presenta davanti è al confine tra il drammatico e il comico. Da un buco della montagna, probabilmente il terreno è franato per le piogge, spuntano alcune ossa sporche di terra tra le quali un cranio umano e una scatola di latta di quelle dove si conserva il caffè. Tobia continua a scavare come un pazzo e i miei due nipoti con alle mani dei guanti in lattice stanno esaminando, fotografando e allineando le ossa sul sentiero dove non c'è la terra.
Juste le temps d’atteindre mes neveux, et la scène qui m’attend est entre le dramatique et le comique. Dans un trou de la montagne, là où le terrain s’est probablement effondré à cause des pluies, apparaissent des os recouverts de terre, dont un crâne humain, et encore une boîte métallique, comme celles utilisées pour conserver le café. Tobia continue à creuser comme un fou, et mes deux neveux équipés de gants en latex, sont en train d’examiner, de photographier et d’aligner les os sur le sentier, là où il n’y a pas de terre.
“Fermi, fermi, non toccate altro. Da dove spuntano quei guanti?” “Dalle nostre tasche, esattamente come ci hai insegnato tu, zio. E i tuoi dove sono?”“Esattamente dove devono stare dei guanti in lattice.”
Mentre rispondo a Paolo, infilo una mano nella tasca del pantalone, tolgo due guanti in lattice e me li metto, altra vecchia abitudine del mio vecchio lavoro.
Non mi serve molto per capire che sono veramente dei resti umani, non posso far altro che tornare sui miei passi, prendere il cellulare dal mio zaino e fare quella telefonata che un mese fa pensavo non avrei più fatto.
“Buongiorno Lorusso, sono Morelli.”“Buongiorno Commissario, come si sta in pensione? Sente la nostra mancanza?”“Lorussoooooo, non ti sto chiamando per una chiacchierata, vi hanno assegnato il nuovo Commissario?” “Sì, Commissario. Il Commissario Pozzato ha preso servizio quindici giorni fa.” “Dove sta adesso?”“A casa, è domenica, sta sistemando casa, però se c'è bisogno possiamo chiamare.” “Lorusso, chiama il Commissario Pozzato, e venite su al campo scout. Chiudete la strada al Museo delle Cartiere e non fate salire nessuno. Nella parte alta ci sono delle piccole frane sul sentiero, arrivate fin dove potete in macchina poi salite a piedi. Ci sono dei resti umani, ossa per la precisione, il cranio presenta un foro nella parte posteriore, potrebbe essere dovuto ad una pistola di piccolo calibro. Bisogna avvisare la scientifica, ma chiedi al Commissario Pozzato cosa fare.”“Provvedo subito Commissario.”
“Ma come facciamo ad imparare il lavoro di Commissario Capo se tu non ci fai avvicinare?”“In accademia Filippo, il lavoro vi verrà insegnato in accademia. Andiamo a sederci, fra non molto dovrebbe arrivare Lorusso con il nuovo commissario.”
Non mi serve molto per capire che sono veramente dei resti umani, non posso far altro che tornare sui miei passi, prendere il cellulare dal mio zaino e fare quella telefonata che un mese fa pensavo non avrei più fatto.
“Buongiorno Lorusso, sono Morelli.”“Buongiorno Commissario, come si sta in pensione? Sente la nostra mancanza?”“Lorussoooooo, non ti sto chiamando per una chiacchierata, vi hanno assegnato il nuovo Commissario?” “Sì, Commissario. Il Commissario Pozzato ha preso servizio quindici giorni fa.” “Dove sta adesso?”“A casa, è domenica, sta sistemando casa, però se c'è bisogno possiamo chiamare.” “Lorusso, chiama il Commissario Pozzato, e venite su al campo scout. Chiudete la strada al Museo delle Cartiere e non fate salire nessuno. Nella parte alta ci sono delle piccole frane sul sentiero, arrivate fin dove potete in macchina poi salite a piedi. Ci sono dei resti umani, ossa per la precisione, il cranio presenta un foro nella parte posteriore, potrebbe essere dovuto ad una pistola di piccolo calibro. Bisogna avvisare la scientifica, ma chiedi al Commissario Pozzato cosa fare.”“Provvedo subito Commissario.”
“Lorusso, primo, smettila di chiamarmi Commissario, sono in pensione; secondo, fate in fretta, sono qui con due adolescenti scatenati che non solo da grandi vogliono fare entrambi i Commissari di Polizia, ma che in questo momento sono già convinti di esserlo. Voglio portarli via da qui il prima possibile. Ciao Lorusso, ci vediamo tra poco.”
“Lorusso, tout d’abord, arrête de m’appeler Commissaire, je suis à la retraite ; ensuite, dépêchez-vous, je suis ici avec deux adolescents furieux, qui non seulement veulent devenir des Commissaires de Police quand ils seront adultes, mais qui en ce moment, sont convaincus de l’être. Je veux les éloigner d’ici au plus vite. Ciao Lorusso, à tout de suite.”
“Ragazzi, allontanatevi immediatamente da quelle ossa, non toccate altro e andate a sedervi sulla panchina dove abbiamo lasciato gli zaini.”“Ma zio, dobbiamo controllare se troviamo altro che potrebbe aiutarci a identificare questi resti.”“Paolo, voi non dovete trovare altro, ci penserà la polizia scientifica quando arriverà.”“Ma come facciamo ad imparare il lavoro di Commissario Capo se tu non ci fai avvicinare?”“In accademia Filippo, il lavoro vi verrà insegnato in accademia. Andiamo a sederci, fra non molto dovrebbe arrivare Lorusso con il nuovo commissario.”
Load...
00:00:00