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Sommaire
Couverture Biographie Carte et Photos 1 IO SONO DAVIDE2 AMIR3 I RACCONTI DI AMIR4 A PRANZO CON AMIR5 IL SEGRETO DI AMIR6 UN NUOVO AMICO PER KURT7 UN FINE SETTIMANA A SORPRESA8 UN NUOVO ARRIVO IN FAMIGLIA9 SI AVVICINA IL NATALE10 NATALE CON I TUOI, PASQUA CON CHI VUOI
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Polices
La scuola è ormai iniziata da diverse settimane, mi sto impegnando tantissimo e grazie all'aiuto di Amir e dei miei fratelli i miei voti sono decisamente migliorati. Anche Kurt sembra quasi un cane normale, cammina tranquillo durante le passeggiate, obbedisce ai comandi e con grande gioia di tutti, quando non sono a casa resta in giardino e non combina pasticci. Non ho ancora capito come ci riesca, ma quando torno da scuola lo trovo ad aspettarmi davanti al cancello di casa, ho chiesto anche alla mamma se per caso Kurt passasse la mattinata davanti al cancello ma mi ha risposto che per tutta la mattina gioca in giardino o dorme davanti alla porta di casa e dieci minuti prima del mio arrivo si sposta davanti al cancello. Durante il pomeriggio è la mia ombra, mi segue ovunque io vada, tranne la sera quando la mamma prepara la cena, appena sente la mamma che prende le pentole o apre il frigorifero corre in cucina, si siede e aspetta qualche bocconcino di cibo. Mentre i cani dei miei fratelli mangiano solo il loro cibo per cani, lui oltre al suo cibo mangia di tutto, durante la cena si avvicina ad ognuno di noi e con la zampa ci tocca il braccio o la gamba come a dire, io sono qui, dammi un bocconcino. Mangerebbe in continuazione. Peso attuale quarantuno kg.
  Un venerdì sera di fine ottobre, durante la cena, mio padre guarda mia madre e le dice:
“Io devo dirlo”“Aspetta almeno che abbiano finito di cenare”“Mentre loro mangiano io racconto”“Ok, comunque sei peggio di un bambino, mai che concordiamo qualcosa e tu riesci a  restare zitto.”“Ragazzi, voi sapete che in ospedale c'è la possibilità di partorire e se non vuoi tenere il  bambino puoi lasciarlo lì in pediatria e nel frattempo il giudice dei minori cerca una famiglia adottiva?”
Mentre io e i miei fratelli facciamo cenno di sì con la testa, lui continua a parlare.
“A fine settembre, una bellissima bambina è stata lasciata in ospedale, è dolcissima, mangia  e dorme, gode di buona salute, ha guanciotte rosa, occhi vispi, capelli biondi, tutto il reparto si è innamorato di lei e anche vostra madre.”“Marcello, non dare tutta la colpa a me, ogni volta che arrivo in pediatria per il turno delle coccole, tu hai in braccio la piccola, ti sei persino comperato un marsupio e giri per il reparto con la bimba sulla pancia e le spieghi ogni cosa che stai per fare. Anche tu sei innamorato della piccola”. “Ok, ok, ma non è questo il punto. Sono già venute quattro famiglie a vederla per l'adozione, sembrano entusiaste, interessate, fanno gridolini di gioia ma poi se ne vanno e dicono al giudice che non sono interessati.”
Coro d'indignazione da parte mia e dei miei fratelli, la mamma e il papà ci guardano mentre ognuno di noi esterna tutto il suo disprezzo e rabbia verso questi presunti genitori. Ad un certo punto la voce di Andrea sovrasta tutto il vociare che si era creato e chiede:
“Papà, che problema ha la piccolina?”“La piccolina non ha nessun problema, semplicemente Ginevra, questo è il nome con cui la chiamiamo in pediatria, ha la sindrome di down.”
Silenzio, tutti di colpo smettiamo di parlare, e guardiamo entrambi i nostri genitori che a loro volta si guardano e non riescono a parlare. Visto che la psicologa in casa è mia madre e conosce i modi più adatti per comunicare le notizie difficili è lei che inizia a parlare.
“Io e papà abbiamo deciso di adottare Ginevra.”
Anni di studi per imparare a comunicare nel modo più idoneo con gli altri e lei senza giri di parole, senza addolcirci la pillola, senza preoccuparsi che potesse venirci un infarto, senza dirci che ci amavano più della loro stessa vita, senza dirci che non avrebbero amato Ginevra più di noi, senza, senza, senza. 
Ancora silenzio.
Anche questa volta il primo a riprendersi dallo sconvolgimento emotivo è Andrea.
“Avete valutato bene questa vostra scelta? Non solo dal lato sentimentale ma proprio dal lato pratico. Avete pensato a quanto potrebbe essere  gravoso prendersi cura di Ginevra? Non siete più giovanissimi, adesso che noi tre siamo cresciuti e potreste avere più tempo da dedicare a voi stessi, arriva questa piccolina e ricominciate tutto da capo.”
Mentre anche Massimo inizia a parlare la mia mente è attraversata da parole che anche mischiandole non formano una frase di senso compiuto. “Ginevra, piccolina, down, pannolini, pianti, biberon, cacca, culla, giochi, femmina, vestine, Aisha, oh mio Dio.” 
“Davide, Davide va tutto bene?”“Sì mamma, va tutto bene”
Però dentro di me una voce, che forse non è la mia, sta urlando:
“No, non va tutto bene. E se io ho bisogno di te? E le nostre chiacchierate? E i viaggi che tu  organizzi sempre? E tutte quelle cose che noi facciamo sempre insieme solo noi due? No, non va tutto bene.”
Io non so come sono le altre mamme, ma la mia legge nel pensiero. Sempre.
“Davide, io sarò sempre qua, tutte quelle cose che noi facciamo insieme continueremo a farle, non cambierà niente, le nonne e anche i nonni si sono offerti di aiutarci in questa nuova avventura e ogni volta che tu avrai bisogno di me io ci sarò. 
Sono o non sono la maga dell'organizzazione?
“Ok.”
Non sono riuscito a dire altro. Più tardi la mamma è venuta in camera mia e ci siamo fatti una delle nostre interminabili chiacchierate. Lei (Ginevra) dovrebbe arrivare entro la fine della prossima settimana. Kurt che forse capisce più di quanto si possa credere ha dormito tutta la notte abbracciato a me nel mio letto. Chissà  come prenderà Kurt l'arrivo di Ginevra.
Nei giorni precedenti l'arrivo di Lei  nella nostra casa sembrava fosse scoppiata una guerra. La mamma che aveva avuto carta bianca da mio padre per riorganizzare gli spazi di casa per preparare la nuova camera  per Lei aveva chiamato operai addetti al trasloco, imbianchini, impresa di pulizie e ogni cinque minuti il campanello di casa suonava per l'arrivo di un corriere che doveva consegnare un pacco con articoli necessari per l'arredamento della nuova camera di Lei. Andrea e Massimo si erano accordati per condividere la camera di Andrea, in questo modo la camera di Massimo veniva svuotata e resa decisamente più femminile per accogliere al meglio Lei. Mamma tra una disposizione e l'altra data agli operai presenti in casa, correva da un negozio all'altro della città facendo incetta di abitini, pannolini, biberon, latte in polvere, tutine, magliette di ogni tipo, cappellini, prodotti per l'igiene del bebè, e tutto quello che poteva servire per l'arrivo della principessa.
PRINCIPESSA, già, era così che ormai tutti in casa chiamavano Ginevra, tranne me. Io continuavo a chiamarla Lei, come se non chiamarla con il suo nome o principessa avesse evitato il suo arrivo. I miei fratelli ormai completamente assorbiti dal loro nuovo ruolo di fratelloni maggiori, appena avevano dieci minuti liberi correvano in ospedale per vederla e coccolarla. Io finita la scuola mi rinchiudevo nella mia camera studiando fino allo sfinimento e giocando con i videogiochi. Kurt che adora il caos, seguiva gli operai in ogni loro movimento, creando anche qualche problema, visto che ogni tanto si appropriava di tutto quello che poteva mettere in bocca e lo portava nel salotto vicino al suo amico Toby. Avendo Kurt un animo artistico, è riuscito a sporcarsi le zampe con la pittura verde acqua che gli imbianchini stavano usando per alcune decorazioni sulle pareti della cameretta, tutti i pavimenti di casa erano invasi dalle sue impronte verde acqua. Anche questa volta è toccato a me lavargli le zampe e alcuni ciuffi di pelo, non prima però di usare le sue zampe per lasciare delle impronte sui muri in cameretta. Quando la mamma è arrivata in cameretta per vedere il lavoro degli imbianchini ho temuto il peggio, ma invece....
PRINCESSE, c'était comme ça que, à la maison, tout le monde appelait Ginevra déjà, sauf moi. Moi je continuais à l'appeler Elle, comme si le fait de ne pas l'appeler par son prénom ou princesse, pouvait empêcher qu'elle n'arrive. Mes frères étaient désormais totalement accaparés par leurs nouvelles fonctions de grands frères, dès qu'ils étaient disponibles dix minutes ils se précipitaient à l'hôpital pour la voir et la dorloter. Quant à moi, dès que je rentrais de l'école, je m'enfermais dans ma chambre et j'étudiais jusqu'à épuisement et jouais aux jeux videos. Kurt, qui aime beaucoup l'agitation, suivait les ouvriers dans chacun de leur mouvement, ce qui provoqua certains problèmes puisque de temps à autre, il prenait tout ce qu'il pouvait mettre dans sa gueule et l'amenait à son ami Tobby, dans le salon. Avec son âme d'artiste, Kurt a réussi à se tacher les pattes avec la peinture couleur vert d'eau utilisée par les peintres pour décorer les murs de la chambre, ainsi il a laissé ses empreintes, couleur vert d'eau, sur tous les sols de la maison. Il me fallut cette fois-ci encore lui laver les pattes et quelques touffes de poils mais trop tard, sur les murs de la chambre les empreintes de ses pattes étaient déjà visibles. Quand maman est entrée dans la chambre pour vérifier le travail des peintres, j'ai craint le pire, mais au contraire...
“Davide,  ma questa è una bellissima idea, ok raduna tutti qui in cameretta, tutti lasciamo le nostre impronte sui muri, prendi anche tutti gli altri animali anche loro devono lasciare la loro impronta, unico esonerato Toby, per lui disegneremo un pesce.”
Dopo aver messo le impronte di tutti, diede ordine ad ognuno di scrivere con un pennarello il proprio nome vicino alla propria impronta, io mi occupai di scrivere i nomi di tutti i nostri animali. Poi uno alla volta, aiutato anche dai miei fratelli, lavammo le loro zampe. Trattandosi di pittura ad acqua non fu difficile pulirli. Anche i nonni e le nonne furono coinvolti in quest'opera artistica. Comunque devo ammettere che il risultato finale è molto originale. 
Dopo quattro giorni di lavori tutto era pronto per il suo arrivo. E Lei arrivò.
Kurt ci mise meno di due secondi per innamorarsi di Lei. Molte volte  lo trovavamo  in cameretta della piccola con il muso appoggiato al lettino, la controllava dormire. Quando  a turno davamo il biberon alla piccola lui si sedeva davanti a noi e controllava che tutto procedesse regolarmente, se la piccola faceva un verso si alzava e appoggiava il suo enorme testone sulle gambine della bimba e dondolava la testa, come se volesse cullarla, era un bravissimo baby-sitter, se la piccola piangeva lui arrivava di corsa e con il naso le dava dei piccoli colpetti sulla pancia, non ho mai capito come ci riuscisse ma lei smetteva di piangere.
Tutti in famiglia impazzivano per Lei, discutevano per chi doveva tenerla in braccio per le coccole, a nulla servivano le proteste della mamma:
“Smettetela di tenerla sempre in braccio, durante il giorno io sono sola a casa e non posso tenerla sempre in braccio, in questo modo la viziate troppo.”
Nessuno ascoltava le proteste della mamma, tranne me. Obbedire alle richieste della mamma non era mai stato così facile. Come ogni volta, anche in questa situazione, faccio fatica ad adattarmi ai cambiamenti. Ho bisogno di tempo, ho bisogno che i miei spazi vengano occupati poco alla volta, ho bisogno che i miei ritmi non vengano stravolti da un momento all'altro, ho bisogno di sapere che per la mamma e il papà io sono ancora importante, io ho ancora bisogno di tante cose.
Fortunatamente la mamma aveva preso l'aspettativa dal lavoro per poter accudire Lei e quindi era sempre a casa. Sebbene Lei avesse la precedenza, la mamma riusciva a ritagliare del tempo anche per me e per tutti gli altri in famiglia. Anche le nonne erano molto disponibili e man mano che i giorni passavano mi abituavo sempre più alla nuova organizzazione famigliare e alla presenza di Ginevra. Devo ammettere che al momento la piccolina non è troppo esigente. Mangia, fa la cacca, dorme, fa la cacca, mangia, fa la cacca, dorme. Ma quanta cacca fa un neonato? E quanto puzza la cacca di un neonato?
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