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Sommaire
Couverture Biographie Carte et Photos 1 IO SONO DAVIDE2 AMIR3 I RACCONTI DI AMIR4 A PRANZO CON AMIR5 IL SEGRETO DI AMIR6 UN NUOVO AMICO PER KURT7 UN FINE SETTIMANA A SORPRESA8 UN NUOVO ARRIVO IN FAMIGLIA9 SI AVVICINA IL NATALE10 NATALE CON I TUOI, PASQUA CON CHI VUOI
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SABATO
Non capisco il perchè ma sono stranamente eccitato, per tutta la mattinata ho guardato continuamente l'orologio, ho fatto i compiti di matematica, italiano, ho studiato geografia ma non riuscivo proprio a concentrarmi, continuavo a pensare ad Amir. Io che fino al giorno prima non provavo interesse per nessuno, io che quando arrivavano amici di famiglia a casa preferivo  chiudermi in camera mia, per non dover parlare con loro, io che vivo nel mio mondo fatto di vita irreale, o come dice sempre mia madre parafrasando il titolo di un famoso film francese: “Il fantastico mondo di Davide”, io, proprio io, il solitario, non vedo l'ora di recarmi al parchetto con Kurt per incontrare Amir.

Ore 14:30, sono al parchetto ma di Amir neanche l'ombra.
Ore 14:35, forse è semplicemente in ritardo.
Ore 14:40, mi sa che si è dimenticato del nostro appuntamento.
Ore 14:45...
“Ciao Davide, scusami per il ritardo ma mia sorella Aisha mi ha fatto impazzire, la mamma è al lavoro e ho dovuto sistemarle i capelli. Ha voluto tanti codini, e ogni codino doveva avere assolutamente un nastrino di colore diverso. Oggi è stata invitata alla festa di  compleanno di una sua compagna di scuola, era felicissima, quando vuole apparire al meglio quella è la sua pettinatura ufficiale e quando non c'è la mamma tocca a me farle i codini, non  vuole assolutamente che i miei fratelli le tocchino i capelli.”“Non preoccuparti, avevo Kurt a tenermi compagnia. Amir, certo che sentire il tuo forte accento bresciano1 e vedere la tua faccia nera mi fa venire da ridere.”“Sono sicuro che a Balotelli non avresti avuto il coraggio di dirglielo.”“Hai ragione.”
Entrambi ci siamo messi a ridere come dei pazzi.
“Dai Davide, iniziamo le lezioni con Kurt, speriamo che il mio accento bresciano non lo disorienti.” “Non preoccuparti arriva da un allevamento della Franciacorta, il bresciano lo capisce  benissimo.”“Pensavo che in Franciacorta producessero solo spumante2.”“Producono ottimi tipi di vini, rosso, bianco, rosè, spumante e a quanto sembra anche Bovari del Bernese.” “Ok, adesso iniziamo.”
Amir prende le due palline da tennis e ne lancia una a circa venti metri di distanza. Poi inizia ad incitare Kurt, prendi la pallina, prendi la pallina. Kurt non aspettava altro, con la sua corsa goffa e pesante corre, non velocissimo, a prendere la pallina. A quel punto Amir si china e  inizia a gridare, Kurt portami la pallina, Kurt portami la pallina. Kurt trafelato torna con la pallina ma non la molla, vuole tenersela e sdraiatosi in terra inizia a morsicarla con vigore.
Amir prend les deux balles de tennis et en lance une à environ vingt mètres. Puis il se met à exciter Kurt: "va chercher la balle, va chercher la balle". Kurt n'attendait que ça et  court chercher la balle. d'un pas maladroit et lourd, pas très rapide. A ce moment même, Amir se baisse et se met à crier: "Kurt, apporte-moi la balle, Kurt apporte-moi la balle". Essouflé, Kurt revient la balle dans la gueule mais ne la lâche pas, il veut la garder et allongé sur le sol, il se met à la mordre vigoureusement.
“Vedi, questo è il problema, lui va a prenderla ma non la molla.” “Pazienza, ci vuole pazienza, guarda.”
A quel punto Amir, prende la seconda pallina e la mostra a Kurt, la lancia e si ripete la scena precedente. Kurt parte, prende la pallina, torna e non la molla.  Al sesto lancio Kurt non parte a prendere la pallina ma si sdraia tranquillo vicino ai miei piedi, tempo due minuti e dorme.
“Non imparerà mai. Guardalo, cinque corsette e già dorme.”“E' piccolo, ha già imparato ad andare a prendere la pallina e a tornare da noi, la prossima volta gli insegniamo a lasciarla.”“Se lo dici tu.”“Fidati.” “Dai sediamoci sulla panchina, adesso per un buona mezz’ora dorme. In previsione delle sue dormite ho portato coca cola e patatine.  Amir, ma tu sei arrivato con i barconi?”“No, io e anche i miei fratelli siamo nati in Italia”.“A scuola come ti trattano i tuoi compagni?”“Beh, adesso che ho iniziato in una nuova scuola è veramente difficile, sono nuovo, sono l'ultimo arrivato e sono nero. Alcuni hanno paura che io abbia malattie africane, così le  chiamano, MALATTIE AFRICANE. Io però sono nato qui, ho fatto tutte le vaccinazioni  esattamente come voi italiani, se mi ammalo la mamma chiama il medico e non lo stregone del villaggio, mangio cibo italiano anche se la mamma a volte prepara alcuni piatti tipici  africani, dicono che noi neri puzziamo ma mi faccio la doccia due volte al giorno, se in classe scompare una biro mi guardano in modo strano. Io non parlo quasi mai, non voglio  creare problemi. A volte però  vorrei urlare e dire a tutti IO SONO UN BAMBINO COME  VOI.  A Brescia era tutto più facile, con quasi tutti i miei compagni di scuola abbiamo iniziato insieme all'asilo, poi alle scuole elementari e dopo alle scuole medie. Io capisco la  necessità di mamma e papà di trasferirsi per un nuovo lavoro ma a Brescia era veramente tutto più facile.”
Il suo tono di voce era calmo nel raccontare, guardandolo avevo l'impressione che la sua mente fosse lontana, che il suo corpo non fosse su quella panchina, forse era a Brescia, solo i suoi occhi erano lì, ed erano stranamente lucidi.
“Ehi Amir, forse è come per Kurt, ci vuole pazienza.”“Davide, tu non hai paura di me perchè sono nero?”“In tutta sincerità caro il mio Amir ho più paura del tuo accento bresciano.”
A quel punto Amir scoppia in una fragorosa risata e mi dice:
“Vedrò di porvi rimedio caro il mio Davide.”“Domani mamma e papà sono di turno in ospedale, che ne dici se ci troviamo allo Sweet Caffè, ci mangiamo un panino con l'hamburger e poi veniamo qui al parchetto. Domenica tra maschi... io te e Kurt.”“Devo chiedere alla mamma, non so se ha organizzato qualcosa, scambiamoci i numeri di telefono, più tardi ti chiamo e ti faccio sapere.”
La telefonata di Amir giunse poco prima di cena, i suoi genitori non solo gli avevano dato il permesso per il pranzo della domenica allo Sweet Caffè ma erano entusiasti che avrebbe pranzato con un nuovo amico.  Da parte mia invece fu durante la cena del sabato sera che annunciai che il giorno successivo avrei pranzato con Kurt e un nuovo amico da Diego. Diego è il proprietario dello Sweet Caffè.  Nello stesso momento in cui finii il mio annuncio tutti, madre, padre, e i miei due fratelli smisero di parlare e di mangiare e mi guardarono con aria incredula. Tempo dieci secondi e iniziarono a bersagliarmi  di domande.  Non conoscevo molto della vita di Amir ma quel poco che sapevo di lui lo raccontai, inutile dirvi che anche i miei genitori si dimostrarono felici per la mia nuova amicizia.
Amir me téléphona peu de temps avant le dîner, non seulement ses parents lui avaient donné l'autorisation de déjeuner au Sweet Caffè dimanche mais ils étaient enthousiastes à l'idée qu'il déjeune avec un nouvel ami. Quant à moi, ce fut au cours du dîner du samedi soir que j'annonçai que le lendemain je déjeunerais chez Diego avec Kurt et un nouvel ami. Diego est le propriétaire du Sweet Caffè. Au moment même où je terminai mon annonce, tout le monde, maman, papa et mes deux frères cessèrent de parler et de manger et me regardèrent d'un air incrédule. Cela dura dix secondes, puis ils se mirent à me bombarder de questions. Je ne savais pas grand chose de la vie d'Amir mais le peu que je savais je le racontai, inutile de vous dire que mes parents eux aussi furent heureux de cette amitié naissante.
Finita la cena mentre andavo in camera mia, accompagnato da Kurt, sentii mio padre che diceva a tutti:
“Avete visto, ve l'avevo detto che quello era il cane giusto, Kurt attira l'attenzione, era solo questione di tempo perchè qualcuno si avvicinasse a Davide e facesse amicizia con lui.”
Chiuso nella mia camera riflettevo sulle parole dette dal papà, ero arrabbiato, Kurt aveva sostituito l'alano solo perchè avrebbe attirato più attenzioni facendomi conoscere più ragazzi al fine di poter stringere amicizia con loro. Avevo l'impressione di essere stato ingannato.  Però Amir mi piaceva tanto, con lui era facile parlare, era facile anche restare seduti accanto sulla panchina senza parlare, non avevamo gli stessi interessi, eppure ognuno di noi si raccontava all'altro e non c'erano critiche o derisioni, semplicemente ci accettavamo esattamente per quello che eravamo. Chissà se Amir si sarebbe avvicinato se avessi avuto un alano.  Mentre pensavo a tutte queste cose Kurt aveva portato tutti i suoi giochi sopra il mio letto e si era addormentato in mezzo a loro. Sotto le guanciotte il suo peluche preferito, un asinello grigio e nero. Devo ammetterlo, quando non combina pasticci è veramente un bel cagnolone, a volte anche quando li combina. Credo che mi sto affezionando a lui.
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