“Kurt...Kurt...Kuuurt....Kuuuuuuuuurrrrrrrtttt”“Kurt dove sei? Kurt?”
Non può essere sparito, grazie a Dio non è in camera della mamma, in cucina non c'è, salotto nemmeno, camere da letto dei miei fratelli niente. Mentre inizio seriamente a preoccuparmi vedo la porta dello studio di papà aperta. “Gesù fai che non sia lì dentro o questa volta dovrò espatriare”.
Lo studio di papà, il suo rifugio. Non è il massimo dell'ordine ma non vuole che nessuno tocchi le sue cose, l'arredamento è essenziale, una scrivania con sedia girevole, tre pareti con librerie economiche con libri di ogni genere, lo scheletro a dimensioni reali, quello comperato il primo anno di medicina, un televisore, una poltrona enorme che ha visto tempi migliori, in un angolo il cavalletto con le tele e con i suoi colori a olio, acrilico e tempera. A papà piace dipingere, nessuno ha il coraggio di dirgli che come pittore è veramente scarso, di conseguenza lui continua a dipingere quadri che espone in tutta la casa. Io e i miei fratelli abbiamo cercato di convincere nostra madre di parlare con papà, fargli capire che i suoi quadri sono bruttini e quindi andrebbero tolti da casa ma lei non vuole. Sostiene che se tutto ciò rende felice papà noi non dobbiamo nè dirgli niente nè togliere i quadri dalle pareti. Mentre mi avvicino allo studio non faccio altro che ripetere, “Gesù fa’ che non sia lì dentro”. Ma si sa, Gesù ha cose più importanti da fare. Lui, la palla di pelo più ribelle del mondo era lì.
Fermo sulla porta, non sono riuscito ad entrare e nemmeno a formulare una sola frase di senso compiuto. Lo scheletro, con un passato glorioso, altro non era che un ammasso di ossa sparpagliate per tutto lo studio, la vecchia poltrona aveva un buco enorme proprio al centro della seduta e l'imbottitura era stata sapientemente fatta a brandelli e anch'essa sparsa sul pavimento. Ad alcuni libri erano state strappate le pagine e ridotte in coriandoli. Ma il peggio erano i quadri di papà. Alcuni erano rotti, altri con la pittura fresca li aveva fatti cadere e ci era salito sopra lasciando impronte delle sue zampone ovunque. Anche le librerie erano sporche di pittura ad olio, probabilmente si era alzato sulle zampe posteriori appoggiando le zampe anteriori alle librerie per prendere i libri. A fatica sono riuscito a prendere Kurt, l'ho portato in giardino, l'ho lavato e poi ci siamo seduti in veranda ad aspettare l'arrivo di mio padre
Immobile sur le seuil de la porte, j'ai été incapable d'entrer ni même de formuler la moindre phrase sensée. Le squelette, au glorieux passé, n'était plus qu'un amas d'os éparpillés partout dans le bureau, le vieux fauteuil avait un trou énorme juste au milieu de l'assise et le rembourrage avait été lui aussi savamment mis en lambeaux et éparpillé sur le sol. Certains livres étaient déchirés et les pages réduites en confettis. Mais le pire c'était les tableaux de papa. Certains étaient cassés, il en avait fait tomber d'autres dont la peinture était encore fraîche et il avait marché dessus laissant ainsi ses empreintes partout. Il y avait des taches de peinture à l'huile jusque sur les bibliothèques. Il s'était probablement dressé sur ses pattes arrière posant ses pattes avant sur les étagères afin de prendre les livres. Je réussis péniblement à récupérer Kurt, l'amenai dans le jardin, le lavai puis nous nous assîmes dans la véranda en attendant le retour de mon père.
Strano ma vero mio padre non si arrabbiò come mi aspettavo, nessuna punizione, nè per me nè per mio fratello Andrea che aveva dimenticato la porta aperta. Durante la cena ricordò a tutti le regole per poter tenere un cane e visto che possedevamo tre cani e Kurt era il più piccolo, di prestare maggior attenzione a lui. A nulla servirono le proteste dei miei fratelli, anche loro dovevano occuparsi di Kurt considerato il fatto che i loro cani erano ormai grandi e istruiti a dovere.A luglio il caldo era veramente insopportabile e Kurt non solo si rifiutava di uscire di casa ma passava la maggior parte del tempo a dormire nelle zone più fresche della casa. Al parchetto ci andavamo al mattino presto e alla sera dopo cena. In questo modo io avevo tutta la giornata libera e potevo dedicarmi ai miei hobby preferiti. Papà aveva acquistato una piscina e aiutato da tutti noi l'avevamo montata in giardino. Il pomeriggio spesso lo trascorrevo facendo lunghissimi bagni in compagnia di Amir. I miei genitori decisero che era giunto il momento di conoscere la famiglia di Amir e quindi un sabato sera furono tutti invitati per un barbecue. Mentre tutti eravamo vestiti in modo informale, Aisha si presentò con una graziosissimo abito a fiori, in vita era tutto arricciato e la gonna dell'abito ricordava un palloncino tagliato a metà, essendo l'abito sprovvisto di maniche, intorno alle spalle aveva appoggiato una sciarpa leggerissima color rosso fuoco, abbinata ai suoi sandali e a una piccola borsetta a cuore. I capelli erano acconciati per le occasioni speciali, almeno venti piccoli codini legati con nastrini rossi adornavano il suo capo. La mamma s'innamorò di lei appena la vide, era la figlia che aveva sempre desiderato. La serata passò piacevolmente e mentre i genitori parlavano come vecchi amici, noi ragazzi tra un tuffo e una nuotata in piscina parlammo di musica, cinema, serie TV, progetti per il futuro, calcio e dove saremmo andati per le vacanze. Fu lì che Amir, spronato dai suoi fratelli, raccontò di voler studiare per diventare un veterinario. Spiegò che tutti i giovedì pomeriggio andava al canile per accudire i cani. Aiutava il veterinario durante le visite, il suo compito era coccolare i cani mentre il veterinario somministrava i vaccini, medicava ferite, o controllava i cuccioli appena nati. Oltre a questo, aiutava il personale del canile a pulire i box dei cani, a distribuire la pappa, a lavare i cani ma soprattutto li coccolava. Conosceva i nomi e la storia di tutti i cani presenti nella struttura. Mentre parlava i suoi occhi si erano illuminati, non smetteva di raccontare. Non vi erano dubbi, amava quei cagnolini alla follia.
Solo quando gli chiesi perchè non mi avesse mai raccontato tutto ciò, smise di parlare. Fu suo fratello Gamal a parlare per lui.
“A scuola, la prof. d'italiano ha letto un suo tema in classe, non solo l'esposizione e la grammatica erano perfetti ma i contenuti dimostravano un grande maturità di Amir. Voto: DIECI – Titolo del tema: COSA VORREI FARE DA GRANDE E COME MI STO PREPARANDO PER RAGGIUNGERE IL MIO OBBIETTIVO. Amir nel tema raccontò tutto del canile e di come per lui era importante studiare per poter diventare un bravo veterinario. Da quel giorno alcuni compagni di classe iniziarono a prendersi gioco di lui, scherzandolo e denigrandolo fino a chiamarlo “figlio di un cane”. Non si è mai capito se lo chiamavano figlio di una cane per il suo stare spesso con i cani o se si trattasse di un'offesa verso nostro padre. Amir non parlò più a nessuno dei sui amati cagnolini.”
"Á l'école, la professeure d'italien a lu l'une de ses rédactions en classe, non seulement l'argumentation et la grammaire étaient parfaites mais le fond démontrait la grande maturité d'Amir. Note: DIX- Sujet de la rédaction: CE QUE JE VOUDRAIS FAIRE LORSQUE JE SERAI GRAND ET QUELLE FORMATION DOIS-JE SUIVRE POUR ATTEINDRE MON OBJECTIF. Dans cette rédaction, Amir a raconté son expérience au chenil et combien il était important pour lui d'étudier afin de devenir un bon vétérinaire. A partir de ce jour certains de ses camarades de classe se mirent à le chahuter, se moquer de lui et le dénigrer allant jusqu'à l'appeler " fils de chien". Nous n'avons jamais compris s'ils l'appelaient ainsi parce qu'il passait beaucoup de temps en compagnie des chiens ou s'il s'agissait d'une insulte envers notre père. Amir ne parla plus jamais à qui que ce soit de ses chiens adorés."
Dopo qualche minuto di silenzio mi voltai a guardare Amir, teneva la testa china sul petto e la bocca chiusa in una smorfia di dolore.
“Amir? Amir, guardami per favore. Io sono tuo amico, per nessuna ragione al mondo avrei riso di te. Trovo che quello che fai al canile sia veramente speciale, diventare un veterinario per aiutare tutti quei cani sfortunati è ammirevole. Amir, io sono fortunato ad avere un amico come te. Vorrei tanto avere la tua determinazione, vorrei tanto sapere fin da ora cosa fare della mia vita ma al momento brancolo nel buio più assoluto. L'unica cosa per cui provo una passione sfrenata sono i videogiochi.”“Vedi che una passione ce l'hai.”“Amir, giocare ai videogiochi non è un lavoro.”“Giocarci no ma crearli sì.”“Amir, tu sei un genio. Devi aiutarmi, nei prossimi giorni dobbiamo capire come si fa a diventare un creatore di videogiochi.”“Per cominciare inizia a studiare e vedi di migliorare i tuoi voti a scuola o qui non si va da nessuna parte.”“Amir, sei peggio di mio padre. Però, come disse Garibaldi: OBBEDISCO.
Parlammo per un'altra ora, utilizzavamo i cellulari per cercare notizie su come diventare creatore di videogiochi, entrambi eravamo elettrizzati da ogni notizia utile che riuscivamo a trovare.
Solo quando mia madre venne a dirci che Amir doveva andare a casa ci accorgemmo che i nostri fratelli si erano allontanati lasciandoci soli. Accompagnammo la famiglia di Amir al cancello per i saluti, mio padre dovette letteralmente strappare dalle braccia di mamma Aisha per restituirla ai suoi genitori. Se appena vista, mia madre si era innamorata di Aisha, dopo averla conosciuta se ne era follemente innamorata. Io e Amir ci accordammo di trovarci il giorno seguente a casa mia. Mentre eravamo tutti impegnati a sistemare la tavola in giardino mi fermai di colpo e diedi l'annuncio.
Solo quando mia madre venne a dirci che Amir doveva andare a casa ci accorgemmo che i nostri fratelli si erano allontanati lasciandoci soli. Accompagnammo la famiglia di Amir al cancello per i saluti, mio padre dovette letteralmente strappare dalle braccia di mamma Aisha per restituirla ai suoi genitori. Se appena vista, mia madre si era innamorata di Aisha, dopo averla conosciuta se ne era follemente innamorata. Io e Amir ci accordammo di trovarci il giorno seguente a casa mia. Mentre eravamo tutti impegnati a sistemare la tavola in giardino mi fermai di colpo e diedi l'annuncio.
“VOGLIO DIVENTARE UN CREATORE DI VIDEOGIOCHI.”
Nessuno parlò, tranne mio padre:
“Beh, in famiglia abbiamo una psicologa, io sono un pediatra, ben presto avremo un chirurgo e un ginecologo, credo che per quanto riguarda la medicina siamo coperti, un creatore di videogiochi mi sembra una buona scelta.”
Scoppiammo tutti a ridere, finimmo di sistemare le ultime cose in giardino, chiamai Kurt e andammo in camera mia. Kurt che aveva giocato tutta la sera con Aisha era stanchissimo, ha preso il suo asinello di peluche è saltato sopra il mio letto e in meno di trenta secondi russava come un ghiro. Io non avevo proprio sonno, ero troppo eccitato all'idea di poter creare videogiochi, così accesi il pc e iniziai a cercare in internet qualsiasi informazione utile allo scopo.
Nei giorni successivi io e Amir, dopo varie ricerche su internet, riuscimmo a stilare una lista di studi che avrei dovuto fare per diventare un creatore di videogiochi.
Prima notizia, non si chiamano creatori ma sviluppatori o programmatori di videogiochi. Seconda notizia, dopo le scuole medie (un anno alla fine) avrei dovuto iscrivermi alla scuola di perito informatico (cinque anni) per acquisire le basi dell'informatica.
Terza notizia, dopo la scuola di perito informatico avrei dovuto iscrivermi all'università, Ingegneria Informatica (altri cinque anni).
Se tutto procedeva senza intoppi dovevo studiare ancora per ben undici anni.
UNDICI ANNI
Il mio entusiasmo si affievolì di colpo. Fu Amir, con il suo solito ottimismo a indurmi a riflettere.
Les jours suivants, après avoir fait diverses recherches sur internet, Amir et moi sommes arrivés à faire la liste des études que je devrais poursuivre pour devenir créateur de jeux videos.
Premier point, on ne les appelle pas créateurs mais concepteurs ou programmateurs de jeux vidéos. Deuxième point, après le collège (un an en fait) je devrais m'inscrire dans une école spécialisée en informatique (pendant cinq ans) pour acquérir les bases en informatique.
Troisième point, après l'école d' informatique je devrais m'inscrire à l'université d'Ingénieur en Informatique (cinq autres années).
Si tout se déroulait sans embûches je devais encore étudier pendant onze bonnes années.
ONZE ANS
Mon enthousiasme s'effondra d'un coup. Avec son optimisme habituel, Amir me fit réfléchir.
Premier point, on ne les appelle pas créateurs mais concepteurs ou programmateurs de jeux vidéos. Deuxième point, après le collège (un an en fait) je devrais m'inscrire dans une école spécialisée en informatique (pendant cinq ans) pour acquérir les bases en informatique.
Troisième point, après l'école d' informatique je devrais m'inscrire à l'université d'Ingénieur en Informatique (cinq autres années).
Si tout se déroulait sans embûches je devais encore étudier pendant onze bonnes années.
ONZE ANS
Mon enthousiasme s'effondra d'un coup. Avec son optimisme habituel, Amir me fit réfléchir.
“Davide, vedi il lato positivo, anch'io devo studiare per undici anni esattamente come te e dopo per il resto della nostra vita potremmo fare un lavoro che amiamo veramente.”
Mentre cercavo di vedere il lato positivo giunsi alla conclusione che un gigantesco gelato mi avrebbe aiutato ad ingoiare meglio gli undici anni futuri.
“Amir, ti va un gelato?”“Se può aiutare a superare la tua avversione per lo studio più che volentieri.”
Mentre ridevo per quanto detto da Amir, m'incamminai verso la cucina per prendere due barattoli enormi di gelato.